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IL NUOVO MEDIO-EVO CHE HANNO IN MENTE #RENZI E LA #BOSCHI

 

 

Sono rimasta molto impressionata dalle esternazioni di Vicenzo De Luca in occasione dello sciagurato incontro con i Sindaci campani. E dal successivo dietro-front del Governo che, rinnegando se stesso, ha consentito che il Presidente della Regione Campania venga nominato commissario alla sanità, con l’ormai famigerato emendamento “De Luca”.

Come sapete, noi del Movimento 5 Stelle abbiamo presentato una denuncia per voto di scambio e siamo fortemente convinti che di questo, per l’appunto, si tratti.

Ma la riflessione che voglio condividere con voi è un’altra. Riguarda la sanità, le Regioni e il referendum costituzionale del 4 dicembre. Noi riteniamo che la classe dirigente delle regioni, che verrà traghettata nel nuovo Senato, con tanto di immunità parlamentare, se passa la riforma di Renzi, sia la peggiore classe dirigente di sempre. Le registrazioni del Presidente De Luca sono l’ennesima, triste conferma. E questo è uno dei motivi principali del nostro NO alla riforma.

Tuttavia, riteniamo inaccettabile l’azzeramento di competenze operato a danno delle 15 Regioni a statuto ordinario, in materie fondamentali per la vita ed il benessere dei cittadini e delle collettività territoriali come l’ambiente e l’energia. E questo è un’altro dei motivi del nostro NO convinto alla riforma.

E riteniamo inaccettabile che, accanto ad esse, le 5 regioni a statuto speciale ricevino una tutela costituzionale rafforzata, che renderà impossibile qualsiasi limitazione futura senza un “gradimento” preventivo che nessuna Regione, di fatto, vorrà mai concedere. Vero Deborah Serracchiani, tu che sei Vice-Segrateria del PD, ma soprattutto Presidente della regione a statuto speciale Friuli Venezia Giulia?

E questa è un’altra delle ragioni del nostro profondo NO alla riforma. Viceversa, riteniamo che la sanità, fonte di clientelismo, corruttele e sperpero di denaro pubblico da sempre, per come viene e verrà, presumibilmente, gestita anche dal commissario De Luca in Campania, debba tornare allo Stato, che di fronte ai propri cittadini deve essere la sola ed unica entità responsabile di erogare il Servizio Sanitario Nazionale, con criteri di spesa e livelli di qualità ed efficienza uniformi, uguali per tutto il territorio nazionale.

Del resto persino un illustre governatore del PD, il Presidente della Regione Piemonte Chiamparino, che è anche un autorevole esponente del fronte del si, condivide questa necessità.

E allora perchè l’ambiente e l’energia si, e la sanità no? Che cosa c’è di meglio per “far ripartire l’Italia” che far funzionare la sanità, con criteri di spesa e livelli di qualità ed efficienza uguali per tutto il territorio nazionale? A beneficio di tutti i cittadini, a prescindere da dove essi vivano?

La verità è un’altra:

Renzi vuole cancellare i nostri diritti di cittadini-elettori (abolendo prima il voto alle Province, che ora si chiamano Enti di area vaste, e poi al Senato) e vuole annullare le nostre prerogative partecipative, in quanto appartenenti alle rispettive comunità territoriali (azzerando le competenze delle regioni a statuto ordinario in materie come l’ambiente e l’energia).

E non gliene frega assolutamente nulla se la sanità continuerà ad essere priva di livelli di qualità ed efficienza uniformi su tutto il territorio nazionale.Perchè gli interessa che possa continuare ad essere fonte di clientelismo, corruttele e sperpero di denaro pubblico come è stata sinora.

Renzi vuol farci tutti retrocedere al rango di cittadini-sudditi. E i De Luca sono i signorottidel nuovo Medio-Evo che hanno in mente Renzi e la Boschi.

Ecco perchè, in attesa di vedere se tra questi figurerà anche l’inneffabile Sindaco di Agropoli ed i tanto sbandierati 4000 voti #IoVotoNo.

#M5S #Europa

LA REALTA’ VISTA ATTRAVERSO GLI OCCHI DEL MONARCA #CONTRONUOVOMEDIOEVO

 

L’articolo de “La Stampa” intitolato “Ecco la cyber propaganda pro M5S. La procura indaga sull’account chiave” e, soprattutto, la replica successiva alla scoperta della bufala, sono paradigmatici della reltà “dopata” che viviamo.

Negare la realtà, anche se questa è davanti agli occhi di tutti. Nella convinzione che la realtà mostrata e, ancor di più, quella dipinta e percepita, finirà per prevalere.

Però la cosa sconvolgente non è questa. Noi del Movimento 5 Stelle lo sperimentiamo da tempo e da tempo ci battiamo per la cancellazione del finanziamento pubblico a giornaloni e giornalini.

La cosa che sconvolge di più è constatare come questi "signorotti" inizino oramai a convincersi essi stessi, intimamente e nella propria coscienza, che la reatà è quella sceneggiata nel chiuso delle loro redazioni e non quella che si misura fuori. In altre parole, è come se alla giustezza della “propria realtà” ci credessero a tal punto da difenderla contro tutto e contro tutti. Persino contro l’evidenza….dei fatti, per l’appunto. Una vera e proria crociata.

Se leggete la (brevissima) replica del giorno dopo, pubblicata da “La Stampa” il 25 novembre, vi sarà chiaro:

“Il caso Beatrice Di Maio: la notizia, le polemiche. Il 16 novembre La Stampa ha dato una notizia, rivelando che il sottosegretario alla
presidenza del Consiglio aveva presentato una denuncia avendo riscontrato elementi di diffamazione nei tweet dell’account Beatrice Di Maio. Siamo venuti a conoscenza della storia, abbiamo accertato che fosse vera e solo a quel punto l’abbiamo pubblicata. Stop. Tutto il resto - a partire dalle accuse tra M5S e Pd - attiene alla polemica politica, sempre più alta a nove giorni dal referendum. Ma non mette in discussione la notizia”.

Ecco qua: la realta è negata.

L’articolo della Stampa citato all’inizio, infatti, non si è limitato a “dare la notizia” della denuncia contro ignoti del Sottosegretario Lotti.

L’articolo de “La Stampa” sotto una - non casuale - fotografia Di Beppe Grillo e Davide Casaleggio, ha ipotizzato l’esistenza di una strategia che si muove dentro a “quella che è configurata come una struttura: a un’analisi matematica si presenta disegnata a tavolino secondo la teoria della reti, distribuita innanzitutto su Facebook (dove gravitano 22 milioni dei 29 milioni di italiani sui social), e - per le élite - su Twitter. Ha un andamento assai ingegnerizzato. Su Facebook, la rete è costituita da un numero limitato di account di generali (da Di Maio e Di Battista a Carlo Martelli, figura virale importante, in giù) e - tutto attorno - da una serie di account di mediatori top e, aspetto decisivo, da pagine e gruppi di discussione che fanno da camera di risonanza. In basso vi sono semplici attivisti o fake di complemento: gli operai. Immaginate una mappa geografica: gli snodi (hub) sono le città e i villaggi, fortemente clusterizzati (aggregati a grappoli); i mediatori e soprattutto i
connettori sono le strade. Naturalmente, una rete così recluta anche tanti attivisti reali, che non possono vedere l’architettura, assorbiti dalla pura gravità dei nodi centrali: la struttura si mimetizza con l’attività spontanea come un albero in una foresta. Eventuali falsi e calunnie, ovunque generate, si viralizzano, venendo spostati dal centro alla periferia, anonimizzati, quindi meno denunciabili. L’account di Beatrice ha di volta in volta vari ghost.

«Ghost», nell’analisi matematica sui dati della parte pubblica di twitter, non significa ghostwriter, cioè persone che scrivono per lei; significa account «matematicamente indistinguibili» da lei secondo alcuni parametri come interazioni, contenuti, e meta dati di riferimento (il tempo in cui un certo account fa determinate cose). A luglio i «ghost» così intesi erano quelli di un ex candidato governatore M5S e di @BVito5s, Rottamiamo Renxit, account dedicato alla distruzione del premier. In seguito, @Teladoiolanius (contenuti di destra, anti-immigrati e pro Trump), @Kilgore (bastonatura di avversari, politici o giornalisti) e @AndCappe (account vicinissimo a @Marpicoll, a sua volta ghost di @marionecomix, account delle vignette grilline di satira pesante a senso unico), o di recente @_sentifrux (Sentinella), @carlucci_cc (Claudia) e @setdamper. Numerosi altri account chiave sono sempre matematicamente vicinissimi, sempre ricorrenti, prevalentemente anonimizzati, profondamente interconnessi tra loro. Svolgono ruoli precisi: chi è anti-immigrati, chi anti-Renzi, chi pro-Putin, chi pro-Trump, chi dedito alla bastonatura. La condivisione esatta dell’andamento dei metadati, e la spartizione palesedei ruoli, non si configurano, algoritmicamente, come casuali.

E ha concluso con una domanda (retorica), posta sempre sotto la fotografia di Grillo-Casaleggio: "C’è una centrale che gestisce materialmente questi account?".

La verità è che a questi giornaloni e giornalini di regime non interessa nulla di informare i cittadini in modo imparziale, libero e autonomo, come un bene pubblico tutelato, tra l’altro, anche dalla Costituzione.

A costoro, non interessa fare del giornalismo. A costoro interessa sceneggiare una realtà che non esiste, parallela ed alternativa, nell’apodittica convinzione che questa diversa realtà sia, effettivamente...come è giusto che sia.

E tutto questo, ai tempi della riforma costituzionale voluta da Renzi, Verdini e Boschi non vi ricorda forse qualcosa?

Renzi vuol farci tutti retrocedere al rango di cittadini-sudditi. E i direttori e redattori dei giornaloni e giornalini di regime sono i Signorotti del nuovo Medio-Evo che ha in mente il nostro Presidente del Consiglio. Dove i cittadini vedano attraverso gli occhi del proprio monarca piuttosto che con i propri.

Ecco perchè, in attesa che gli articoli de “la Stampa” vengano proposti per una nuova categoria di “opera di creazione intellettuale”, tutelata dal diritto d’autore #IoVotoNo

#ControNuovoMedioEvo #M5S #Europa

LOBBY: SENZA TRASPARENZA L'UE NON PUÒ FUNZIONARE

 

 

L'Unione Europea sta sprecando l'ennesima occasione per avvicinarsi ai cittadini, assicurando una maggiore trasparenza dell'operato delle sue istituzioni ed una disciplina seria delle attività lobbistiche. A Bruxelles esiste una città nella città composta da almeno 30mila lobbisti. Nella "capitale" europea ci sono le sedi di almeno cinquecento multinazionali ed oltre mille uffici specializzati nell'influenzare le decisioni del Consiglio, degli eurodeputati, dei commissari e della macchina europea in generale. La trasparenza è uno dei principi fondanti del Movimento 5 Stelle e rappresenta la stella polare dell'azione dei suoi portavoce anche a livello europeo. Per questa ragione, la nuova proposta della Commissione in merito all'istituzione di un registro di trasparenza non può che definirsi priva di ambizione e reale volontà di cambiamento. Ci si è infatti limitati a fotografare e legalizzare una situazione ampiamente "border line", che con i recenti scandali sui conflitti d'interesse (che il Movimento 5 Stelle ha denunciato in plenaria) ha dimostrato di essere totalmente fuori controllo.

Si poteva e doveva fare di più: il famoso registro al quale i lobbisti dovrebbero iscriversi non può essere un semplice accordo inter-istituzionale (cioè una sorta di contratto tra Commissione, Parlamento e Consiglio), come quello tutt'oggi vigente. Solo un atto avente forza di legge obbligherebbe i lobbisti, che vogliono interagire con le istituzioni europee, a fornire informazioni veritiere e corrette. Così, invece, tutto è rimesso alla loro buona volontà: è inaccettabile. Esistono poi alcune attività non coperte da alcuna richiesta di trasparenza: un esempio sono quelle svolte dagli studi legali. Perché a Bruxelles sempre più avvocati fanno attività di lobby per conto della multinazionale di turno; in questo modo quest'ultima può liberamente muovere all'interno delle istituzioni un professionista fuori da ogni regola di trasparenza. E il passe-partout è sempre lo stesso: segreto professionale.

Ma non finisce certo qui. Nell'attuale proposta dell'esecutivo di Juncker - un nome, un programma - ci sono altre vistose lacune, come quella di non prevedere alcun obbligo d'iscrizione per le autorità pubbliche e le ambasciate dei Paesi terzi, extra-UE. Ed il collegamento al segretissimo TTIP è a dir poco implicito. Un'altra mancanza riguarda le rappresentanze permanenti degli Stati membri, anch'esse escluse dal registro. Per non parlare poi di tutta la corrispondenza telematica: l'UE, infatti, pubblica (giustamente) tutti i contatti degli eurodeputati sul sito web del Parlamento europeo. Senza però un obbligo di trasparenza sui contatti intercorsi o una lista di mail verificate, per il lobbista diventa un gioco da ragazzi muovere sul suo personale scacchiere intere liste di voto. Gli basta inviare alla persona giusta una mail con i vari emendamenti da promuovere, bocciare o su cui astenersi.

Tutto ciò rappresenta la norma, si tratta di pratiche che quotidianamente si ripetono. Per il Movimento 5 Stelle le istituzioni pubbliche devono essere trasparenti; palazzi di vetro dove i cittadini controllano l'operato dei loro rappresentanti. Serve un cambio radicale di paradigma. I politici europei devono smettere di rispondere alle sole lobby perché quest'atteggiamento sta rovinando il progetto europeo, lo sta mangiando dall'interno. I manovratori di questa Unione, burattini e burattinai, abbiano il coraggio di uscire allo scoperto, prima che i cittadini li vadano a prendere di persona.

IL #REGOLAMENTO PARLAMENTARE APPROVATO IN COMMISSIONE #AFCO

ROLL CALL VOTES + AMs

 

Qui al Parlamento si sta riformando il regolamento parlamentare, ma come sempre nessuno vuole rinunciare ai propri privilegi, anzi... la maggioranza cerca di averne di nuovi. Il regolamento, che contiene le regole di funzionamento del Parlamento e fissa i diritti delle minoranze, è l’atto fondamentale dal quale dipende la vita democratica di questa istituzione.

La riforma in questione avrebbe potuto rappresentare il segnale dell’inizio di un cambiamento chiesto, a gran voce, da tutti i cittadini europei. Purtroppo, dopo due anni e mezzo di lavoro nel corso del quale ho presentato numerosissime richieste tutte puntualmente ignorate o rigettate, il risultato finale è del tutto insoddisfacente. Fra le altre cose, si è persa l’occasione di fissare regole chiare per definire, e così evitare, le situazioni nelle quali gli eurodeputati versano in conflitto di interesse.

Per me se una lobby ti paga centinaia di migliaia di euro in consulenze sei in palese conflitto di interesse ma per molti colleghi, anche italiani, non è così.

Inoltre, la riforma mira palesemente a ridurre i diritti delle opposizioni, imbavagliando e riducendo i diritti dei piccoli gruppi, così sancendo uno strapotere dei gruppi più grandi.
Il testo di riforma è infatti il frutto dell’accordo tra i due gruppi (PPE e S&D) della grande coalizione ed è entrato nel “mercato delle vacche” dei posti da assegnare nel corso del rinnovo delle cariche di metà mandato. Per di più, come accade in Italia, per far passare emendamenti (improponibili) anche qui si è tentato di far ricorso al cosiddetto “canguro” (qui lo chiamano “block vote”), cosa inaccettabile soprattutto quando sono in ballo le regole del gioco e per un’istituzione che si dichiara, almeno a parole, democratica.

Per questi motivi, nonostante pesanti pressioni subite dai grandi gruppi, ho ottenuto che diversi emendamenti fossero votati separatamente e che il voto avesse luogo per appello nominale.

La mia battaglia ovviamente non si ferma qui. 
Quando il testo arriverà in plenaria, il prossimo dicembre, riproporrò gli emendamenti già presentati in commissione e ci batteremo affinché si evitino i “canguri” e il numero maggiore possibile di voti avvenga per appello nominale. Non abbiamo ancora i numeri per fermare questa riforma scempio, ma almeno possiamo rendere il voto il più trasparente possibile.

Nelle foto potete trovare i risultati dei voti per appello nominale che ho richiesto in Commissione in un esercizio di trasparenza. Così potete verificare e valutare se chi si professa democratico a parole lo è anche nei fatti, soprattutto tra le fila del #PD.

#M5SUE #M5S #UE #Trasparenza

#SiamoDentro

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#SonoroSchiaffo

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