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UN COMMENTO SUGLI ULTIMI AVVENIMENTI

 

Sono stata assente da Facebook in questi giorni perché non mi piace utilizzarlo come un diario dove annotare la sera le impressioni della giornata: mi sembrerebbe di cadere nel sentimentalismo. E questi giorni sono stati davvero intensi!

Passata la bufera, 2 uomini hanno deciso di abbandonare la nave.

Due colleghi e professionisti degni di stima e affetto.

Non condivido tuttavia questa scelta, nemmeno moralmente, perché:
1) siamo stati eletti con il #M5S e come tali dovremmo svolgere il nostro lavoro qui;
2) ritengo che sia la scelta più semplice abbandonare piuttosto che dare il proprio contributo per migliorare la macchina.

Sono contenta del tempo passato a discutere con i miei colleghi in questi giorni, è stata un'occasione per guardarci negli occhi e ritrovarci. Da ogni sconfitta si devono trarre degli insegnamenti e questo è quello che stiamo cercando di fare.

Continueremo a lavorare al Parlamento per portare le istanze e difendere gli interessi dei cittadini in Europa e a combattere per una società più giusta come abbiamo sempre fatto e come il #M5S ci ha permesso.

 

 

L’ITALIA GOVERNATA DALLE LOBBY

 

Ultimamente alcuni si sono accorti della mancanza di trasparenza delle istituzioni italiane.

Nel Parlamento ad esempio non esiste un registro delle lobby. Unico passo in avanti è l’approvazione da parte della giunta per il regolamento di Montecitorio della Regolamentazione dell'attività di rappresentanza di interessi nella sede della Camera dei deputati, che prevede l'impossibilità di fare lobbying per persone che hanno ricoperto incarichi nel governo o Parlamento nei 12 mesi precedenti. Chissà tuttavia se questi cambiamenti porteranno davvero a qualcosa ovvero alla modifica del regolamento della Camera. La situazione Paesi europei non è molto differente, infatti secondo una ricerca di Openpolis per Repubblica.itin Europa gli Stati, che hanno una regolamentazione sono solo sei: Austria, Irlanda, Lituania, Polonia, Regno Unito e Slovenia. Anche a Bruxelles le Istituzioni europee (soprattutto il Consiglio), che dovrebbero essere l’esempio da seguire, non fanno ancora abbastanza per contrastare lo strapotere delle lobby. Il famoso registro al quale i lobbisti dovrebbero iscriversi è solo un semplice accordo inter-istituzionale (cioè una sorta di contratto tra Commissione, Parlamento e Consiglio). Il registro non è quindi obbligatorio: ciò significa che i lobbisti non sono tenuti ad iscriversi e che le informazioni fornite non sono sempre aggiornate, veritiere e corrette.

Ciò potrebbe essere ottenuto solo con un atto avente forza di legge che obblighi i lobbisti in tal senso.

Così come funziona adesso tutto è rimesso alla loro buona volontà.

La Commissione europea ha presentato la proposta per aggiornare l’attuale accordo interistituzionale che presenta diversi punti di debolezza a cominciare dal fatto che non si sia utilizzato uno strumento legislativo come un Regolamento per accomodare le richieste del Consiglio.

 

Per approfondire l’argomento e conoscere altri punti critici

L'UOMO PIU' FORTE DEL MONDO E' COLUI CHE SA STARE DA SOLO.

Credo che ci sono momenti della vita in cui è chiaro che non avrai mai la certezza di aver fatto la scelta giusta. Ma quella che TU ritenevi la più giusta.

Perché? Perché non esiste una sola risposta.

Scegliamo con la testa, con la pancia, con il codice di comportamento (come qualcuno mi ha ricordato...)?

Ripenso al mio video di candidatura, oggi che sono esattamente a metà mandato, e...non lo cambierei di una virgola.

Vi ho chiesto di votarmi per "aprire la scatoletta di tonno", per occuparmi delle lobby, per capire come venivano prese quelle decisioni che a noi, comuni cittadini, sembrano assurde.

L'ho fatto: ho seguito tutto ciò che riguardava il lavoro dei lobbisti, il registro di trasparenza, il regolamento del parlamento, le influenze sul processo decisionale, i conflitti di interessi delle istituzioni, dei deputati, dei Paesi, le Grandi Coalizioni.

Sono stata seduta a tavoli dove il migliore mi ha guardato augurandomi...lasciamo perdere.

Come il M5S non esiste, attualmente, niente. Siamo stati boicottati sempre! Eravamo troppo post-ideologici, troppo ideologici, troppo ingenui, troppo inesperti, troppo europeisti, troppo anti-europeisti...troppo...

Li ho visti votare, li ho visti abbracciarsi e baciarsi, li ho visti parlottare come solo chi è intimo fa.

TUTTI coloro che siedono in quel parlamento sono politici di professione. Parliamo 2 lingue diverse, non traducibili.

 

Per approfondire.

 

Informazione e comunicazione nel mondo globale, post-verità: alcune riflessioni.

Il 2017 sarà un anno cruciale per l’informazione e la comunicazione. Viviamo ormai in un mondo globale dove non esistono più barriere abbattute da Internet e non solo, i cambiamenti tecnologici sono rapidissimi e la sovranità statale è ormai un concetto sempre più evanescente. Le global corporation della comunicazione (c.d. Over-the-Top – OTT) hanno ormai assunto poteri che sono di gran lunga superiori a quelli di singoli Stati nazione. Basti pensare al potere dei giganti americani quali Google o Facebook di fronte all’Italia, alla Germania o addirittura agli USA. A ciò si aggiunga che la realizzazione della globalizzazione si è accompagnata al consumismo più sfrenato. Il modello economico capitalistico postula infatti una crescita economica illimitata, basata sulla sovrapproduzione di beni e servizi che necessitano di un consumismo dilagante per essere smaltiti. Il consumismo è quindi diventato globale. Consumismo che riguarda tutti gli ambiti e le attività della vita umana, nessuna esclusa.

L’informazione e la comunicazione non ne sono pertanto immuni: essi rappresentano un bene/servizio da vendere pronto per essere consumato. L’atto consumistico è per definizione un atto individuale ed egoistico, che non consente di prendere in considerazione l’ambito collettivo e comune. Questo può portare a spiegare la spettacolarizzazione delle notizie, la scarsa qualità dei contenuti, la pochezza di analisi di molti sedicenti analisti e giornalisti, per non parlare poi delle cosiddette fake news e dell’assenza in molti casi di una salda etica nell’attività di comunicazione.

Quest’aspetto sembra essere particolarmente preoccupante se si pensa alla comunicazione politica per le ripercussioni che può provocare sulla vita democratica. La comunicazione politica sembra ormai essere diventata completamente amorale, tutta orientata a vendere un prodotto, molto spesso che nemmeno esiste, ad avidi cittadini/consumatori che vogliono ottenere soddisfazione immediata senza sforzo alcuno.

 

Tutto questo porta ad una deresponsabilizzazione dei cittadini, che venendo ad essere considerati come consumatori di un ulteriore prodotto, quello politico, sono manipolati e vengono tagliati fuori dal meccanismo democratico. Ecco allora che serve sempre con più urgenza recuperare l’aspetto etico della comunicazione. I cittadini poi devono essere considerati come tali e devono attivarsi non consumando più passivamente e acriticamente informazioni che gli vengono propinate, ma impegnandosi in prima persona alla formazione del bene comune informazione. Tutto ciò comporta che si dovrebbe puntare su massicce politiche educative: educazione civica, educazione ai diversi tipi di media ed al loro utilizzo, educazione all’esercizio dello spirito critico. Certo questo non avrebbe un ritorno elettoralistico immediato, ma effetti solo sul lungo periodo. Tuttavia, per chi si pone come forza di cambiamento culturale del Paese, ciò è un aspetto irrinunciabile. A livello europeo si è iniziato a fare qualcosa con il lancio di un progetto pilota chiamato “Alfabetizzazione mediatica per tutti”. Si tratta di un primo passo al quale devono seguirne altri in Europa ed in Italia.

 

Il fenomeno delle fake news infatti, che di nuovo ha solo il nome inglese, può sconfiggersi tramite il senso civico e l’educazione di chi naviga sul web. Prive di senso e assai pericolose sembrano infatti le proposte avanzate da alcuni di istituire fantomatiche autorità indipendenti (indipendenti poi da chi? – si noti, en passant, che la Costituzione italiana non prevede autorità di siffatta natura con un qualsivoglia simile potere. Come ci ha insegnato infatti Montesquieu nello stato di diritto i poteri dello Stato sono solo tre!) che dovrebbero fungere da censori di Internet. Un’aberrazione per la Rete, che per definizione è luogo nato libero e tale deve rimanere, nonché delle libertà individuali, a cominciare da quella di espressione. Senza considerare poi che tali argomentazioni scontano la presunzione logica di sottintendere che esista una ed una sola verità oggettiva, ignorando completamente che la realtà è multiforme, complessa ed altamente soggetta ad interpretazione. Un capolavoro della logica e della teoria giuridica davanti al quale non ci si può che inchinare!

 

Inoltre, si omette di portare a galla due ulteriori aspetti che sono di importanza cruciale. 

Da un lato, l’esistenza e la vigenza di una legislazione penale per coloro i quali commettono reati in rete, nonché di un apparato giurisdizionale preposto all’applicazione della stessa. Quindi anziché invocare l’istituzione di ulteriori organi dello Stato (con dispendio di risorse pubbliche), si potrebbe più semplicemente dotare la magistratura delle adeguate risorse (umane e finanziarie) necessarie per rendere i processi finalmente celeri. 

Dall’altro, ci si scorda che parte del problema sta a monte: come detto sopra le global corporation che controllano i social media sono troppo grandi. Questo è il vero nocciolo della questione: si dovrebbe pensare quindi a misure per ridimensionare questi giganti privati che ormai svolgono un ruolo pubblico. E’ come se per entrare in pubblica piazza e parlare si dovesse chiedere un permesso a (e sottostare ad un codice di autocondotta di) un privato. Detta così potrebbe sembrare una follia, ma ad un’analisi più attenta è esattamente quello che già accade quando si accede a Facebook

 

Al Parlamento europeo ci apprestiamo a discutere due importanti direttive quella dei Servizi dei Media Audiovisivi (meglio conosciuta come Direttiva AVMS) e quella sul Copyright. Questi due atti legislativi saranno cruciali per capire in quale direzione l’Unione europea andrà nei prossimi anni: se vivremo in un mondo che assomiglierà a quello descritto da Orwell in 1984 con un Ministero della Verità dominato da poche corporation oppure un mondo dove lnternet sarà libero e neutrale ed i cittadini potranno scambiarsi liberamente informazioni facendo rete, ciascuno contribuendo al bene comune.

Anche se i presagi non sembrano essere di buon auspicio, abbiamo il dovere di resistere, fare rete e presentare controproposte (cosa che abbiamo già fatto per la direttiva AVMSD). Perché è difficile vincere con chi non si arrende mai.

 

#SiamoDentro

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#SonoroSchiaffo

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Member of the EFDD Goup at the European Parliament