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IL TRATTATO DI #MARRAKECH

 

Oggi la Corte di Giustizia ha reso un parere molto importante riguardante la conclusione del Trattato di Marrakech.

Il Trattato di Marrakech “Trattato per facilitare l'accesso ai testi pubblicati alle persone cieche, con incapacità visive o altre difficoltà ad accedere al testo stampato” rappresenta un grande passo avanti nel riconoscimento ed implementazione dei diritti umani delle persone non vedenti o affette da difficoltà visive.

 

Il Trattato, firmato dall’Unione Europea nel 2014, non è mai stato ratificato (la Commissione aveva presentato una proposta di decisione di conclusione del Trattato, che non è stata adottata dal Consiglio) a causa delle remore del Consiglio dell’Ue. In particolare, alcuni Stati membri, tra cui l’Italia, si è opposta alla ratifica in quanto ritenevano che la competenza per la conclusione di un tale Trattato non fosse esclusiva dell’Unione europea.

 

Oggi però la Corte ha smentito questa posizione e quindi adesso il Trattato può essere ratificato senza alcun ritardo (http://curia.europa.eu/…/applica…/pdf/2017-02/cp170013it.pdf). A questo proposito in Parlamento, si stanno discutendo una proposta di direttiva (http://www.europarl.europa.eu/oeil/popups/ficheprocedure.do…) e una di regolamento (http://www.europarl.europa.eu/oeil/popups/ficheprocedure.do…), di cui sono relatrice ombra, volte a modificare l’attuale quadro giuridico europeo per consentire la ratifica del Trattato. Una volta approvata la posizione del Parlamento, il Consiglio non indugi e proceda spedito nell’approvazione di questi due atti di legge. Solo così i non vedenti e coloro che sono affetti da difficoltà visive potranno finalmente vedere riconosciuti i loro diritti.

 


Io continuerò a vigilare affinché i diritti di tutti i cittadini vengano rispettati.
#M5S #Europa #Diritti #Copyright #Disabilità

#CETA: COSA E' e COSA ACCADRA' ORA. #M5S #Europa

 

Un giorno, quando troverete una costoletta di maiale canadese (piena di ractopamina) al supermercato, vi chiederete perché diavolo dovete mangiare una costoletta che ha attraversato mezzo mondo e...vi ricorderete di questo post!

Grazie a tutti i miei colleghi e alle persone dello staff che hanno lavorato con noi in queste ore di protesta e (mancata) informazione in Italia.

Oggi il Parlamento Europeo ha approvato l'accordo economico e commerciale globale UE-Canada (CETA) (che ha l'obiettivo di aumentare il commercio in beni e servizi e gli investimenti), con 408 voti in favore, 254 voti contrari e 33 astensioni. Il Movimento 5 Stelle ha votato contro il trattato.

 

Il Commissario europeo responsabile delle negoziazioni è stata Cecilia Malmström, famosa per aver risposto ad una intervista dell'Independent che le chiedeva conto dell'enorme protesta dei cittadini europei ai trattati : "I do not take my mandate from the European people", il mio mandato non deriva dal popolo europeo.

La petizione contro TTIP e CETA ha raccolto ad oggi 3.5 milioni di firme.

http://www.independent.co.uk/…/i-didn-t-think-ttip-could-ge…
http://clericetti.blogautore.repubblica.it/…/il-cavallo-di…/

 

L'intesa sarà applicata in via provvisoria già dall'aprile 2017 e dovrà ora essere anche ratificato dai Parlamenti nazionali e regionali.

Il Ceta contiene le stesse clausole ambigue del TTIP che permetteranno alle corporation di fare causa ai governi che oseranno interferire coi loro profitti, anche qualora lo facessero per proteggere i cittadini. E non saranno solo le corporation canadesi ad approfittarsi di questa cuccagna, ma anche l'80% delle multinazionali americane (perché hanno una filiale in Canada). E proprio come per il TTIP, le multinazionali che faranno causa agli Stati si rivarranno sui contribuenti, così i cittadini saranno sempre più poverie i servizi sempre più carenti. Queste cause non si svolgeranno davanti ai giudici, ma davanti a una corte sovranazionale!

 

Il CETA è un trattato che concede troppo potere alle multinazionali.

Il CETA non porterà nessun beneficio alla crescita economica, visto che promette di far aumentare il PIL dello 0,01% all'anno.

Il CETA svenderà i servizi pubblici e renderà irreversibili le privatizzazioni. Ospedali privati, acqua privata e scuole private si espanderanno sempre di più fino a diventare la norma. Il concetto di accesso universale sparirà per sempre.

 

Il Canada è il terzo produttore mondiale di OGM e il CETA faciliterà l'approvazione di più OGM in Europa.

Come? La Commissione europea (quindi burocrati eletti da nessuno!) e il governo canadese nomineranno dei burocrati (ancora una volta, eletti da nessuno!) in una commissione congiunta e decideranno i criteri per stabilire se gli alimenti canadesi offrono un livello di sicurezza adeguato agli standard europei. In sostanza si tratta di stabilire se la carne agli ormoni e i cibi OGM consumati in Canada possono essere venduti anche nell'UE.

 

Il problema è che questa commissione congiunta opera al di fuori del controllo democratico. Il testo del CETA propone di "cooperare a livello internazionale su questioni relative alle biotecnologie come la presenza a basso livello di organismi geneticamente modificati". Ma per quanto il livello di contaminazione possa essere basso, la PRESENZA STESSA di semi transgenici significa che, nel giro di poche stagioni, NON sarà più possibile distinguere le piante transgeniche da quelle tradizionali rendendo vane
tutte le altre misure in atto per prevenire la contaminazione con OGM.

Saremo invasi da 130.000 tonnellate di carne canadese trattata con ormoni come la ractopamina il cui uso è permesso in Canada (e vietato in 160 paesi al mondo).

 

E siccome il diavolo si nasconde nei dettagli non possiamo non considerare che:

1) le regole fitosanitarie verranno negoziate dopo l'approvazione del Trattato;

2) le aziende canadesi che producono con ractopamina potrebbero ricorrere al WTO visto che la loro quota di mercato è esclusa dalle regole del Ceta rispetto alle loro concorrenti che producono free-ractopamine.

 

Hanno votato A FAVORE di questo immondo trattato:

 

PARTITO DEMOCRATICO
Goffredo Bettini
Simona Bonafè
Silvia Costa
Nicola Danti
Isabella De Monte
Roberto Gualtieri
Cécile Kyenge
Luigi Morgano
Pina Picierno
Gianni Pittella
David Sassoli
Renato Soru
Patrizia Toia
Flavio Zanonato
Damiano Zoffoli

 

NUOVO CENTRODESTRA
Giovanni La Via

FORZA ITALIA
Lara Comi
Salvatore Cicu
Alberto Cirio
Elisabetta Gardini
Alessandra Mussolini
Salvatore Pogliese
Massimiliano Salini
Aldo Patriciello
Fulvio Martusciello
Barbara Matera
Stefano Maullu

UDC
Lorenzo Cesa

SÜDTIROLER VOLKSPARTEI
Herbert Dorfmann

CONSERVATORI E RIFORMISTI

Remo Sernagiotto

 

Raffaele Fitto

Portabilità dei contenuti: possiamo veramente esultare? Forse non è tutto oro quello che luccica

 

Il 7 febbraio 2017 è stato annunciato in pompa magna il raggiungimento di un accordo riguardante la portabilità. La Commissione, nelle persone dei commissari Ansip e Navracsics, il Consiglio per bocca della presidenza maltese, ed il Parlamento, con il rapporteur Cavada, hanno espresso tutta la loro soddisfazione per l’accordo raggiunto sul dossier portabilità.

 

Ma c’è da essere davvero così contenti, mi chiedo?

Anzitutto, ci troviamo a commentare un testo non pubblico sul quale è stato raggiunto un accordo informale e che deve essere quindi ancora votato da Parlamento e Consiglio: tutto infatti è avvenuto a porte chiuse nel corso di un trilogo. I cittadini quindi non sanno su quale testo sia stato effettivamente raggiunto l’accordo. A parte ciò, le notizie filtrate lasciano molto amaro in bocca, visto che quanto trapelato pur venendo spacciato come un cambiamento epocale rappresenta solo un primo piccolo passettino nella direzione della realizzazione di mercato digitale unico europeo. Già parlare di portabilità nell’ambito di un mercato digitale unico europeo rappresenta un paradosso ed un ossimoro. 

 

Scendendo nell’analisi di merito del futuro regolamento si possono notare diversi profili critici. Anzitutto, il nuovo regolamento avrà un ambito di applicazione molto limitato. In altre parole, la portabilità potrà avvenire solo per quei servizi di musica, audiovisivi, libri digitali e videogiochi per i quali si è sottoscritto un abbonamento. Inoltre, ciò sarà possibile solo quando si viaggia temporaneamente in un altro paese e previa registrazione e controlli da parte del fornitore del proprio paese di origine. Facciamo un esempio concreto: si potrà vedere un film, sempre che si abbia un abbonamento a Sky o Netflix, quando si è temporaneamente all’estero, previa registrazione e controllo del proprio paese di origine. Sono esclusi quindi i servizi gratuiti, la TV pubblica per capirci, e tutti i casi in cui si compiano soggiorni di lunghissima durata o di cambio di paese. Situazioni queste ultime sono però sempre più frequenti a causa della cronica e perdurante crisi economica. Mi chiedo: a chi giova quindi una tale limitazione? Ai cittadini oppure ai c.d. “rightsholders” che vogliono massimizzare i loro profitti?

 

In secondo luogo, i controlli per la verifica del proprio paese di origine potrebbero risultare in concreto una grande minaccia per la propria privacy. Questi ultimi infatti variano dall’acquisizione dei dati della carta di credito e di dati fiscali, passando per il controllo dell’indirizzo IP, finendo per altri controlli di identificazione elettronica. Si tratta di dati che, vista la loro sensibilità, dovranno essere custoditi con molta cura, richiedendo quindi sforzi economici ed organizzativi per gli operatori economici coinvolti: si deve infatti evitare che tali informazioni vengano violate e/o rubate. Senza contare i potenziali rischi di uso improprio di tutti questi preziosi dati.

Infine, l’accordo raggiunto procrastina di 9 mesi, dalla pubblicazione del regolamento nella gazzetta ufficiale, la sua entrata in vigore.

 

Il mio commento generale non può che essere che: si poteva e doveva fare di più. Vedremo se con il regolamento CabSat e la direttiva sul diritto d’autore si invertirà la rotta. Dal canto mio ce la metterò tutta per tutelare al massimo l’interesse dei cittadini europei e non quelli delle lobby.

 

Per approfondire:

 

Portabilità dei servizi di contenuti online: accordo presidenza dell'UE-Parlamento

 

 

Mercato unico digitale: i negoziatori dell'UE concordano nuove norme che consentono agli europei di poter utilizzare i servizi di contenuti online in un altro paese dell'UE

Lobby e conflitti di interessi: dall’età della pietra a quella del bronzo.

 

La scorsa settimana abbiamo partecipato ad una conferenza organizzata da Transparecy International sui conflitti di interessi, il fenomeno delle cosiddette revolving doors e l’attività di lobby in generale. Nel corso della conferenza è stato presentato il nuovo rapporto di Transparency International intitolato “Access all areas: when EU politicians become lobbyists” (https://goo.gl/iIaZ6o), dove si fa il punto riguardo al fenomeno delle revolving doors a livello delle Istituzioni europee. In altre parole, si mette in evidenza il numero di quanti politici (deputati e commissari) e funzionari europei una volta finito il loro mandato e/o incarico passano a lavorare per una multinazionale o una lobby (https://goo.gl/K3I6GV).

Quest’occasione si è rivelata utile anche per ascoltare diversi autorevoli interlocutori che hanno messo in evidenza sia gli aspetti critici dell’attuale situazione europea, ma anche quelli che sono gli esempi più virtuosi per quanto riguarda la disciplina delle lobby e dei conflitti di interessi.

Christophe Speckbacher di (GRECO) Group of States against Corruption (https://goo.gl/Q1bGo8) e Aidan O'Sullivan, capo di gabinetto dell’Ombudsman europeo (https://goo.gl/Q1bGo8), hanno così sottolineato come ancora troppo poco venga fatto per combattere la corruzione ed il fenomeno dei conflitti di interessi. Hanno inoltre messo in evidenza come servirebbero delle leggi europee per regolare l’attività di lobby e le situazioni di conflitto di interessi. A questo proposito mi attiverò per chiedere alla Commissione europea di intraprendere iniziative legislative in questa direzione.

Émilie Cazenave dell’Alta autorità per la trasparenza della vita pubblica (http://www.hatvp.fr/) in Francia e Karen E. Shepherd Commissioner of Lobbying in Canada (Office of the Commissioner of Lobbying of Canada, https://goo.gl/1LzeFy) hanno invece parlato del funzionamento e delle buone pratiche circa la gestione delle attività di lobby e dei conflitti di interesse.

Il nostro impegno a favore della trasparenza e a difesa degli interessi dei cittadini continua. Con questo spirito nei prossimi mesi parteciperemo ai lavori per la conclusione del nuovo Accordo Interstituzionale contente il Registro Ue per la Trasparenza (https://goo.gl/ZsWRxn).

 

Non arretriamo di un millimetro nella difesa dell’interesse pubblico e della trasparenza!

#SiamoDentro

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