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L'UOMO PIU' FORTE DEL MONDO E' COLUI CHE SA STARE DA SOLO.

Credo che ci sono momenti della vita in cui è chiaro che non avrai mai la certezza di aver fatto la scelta giusta. Ma quella che TU ritenevi la più giusta.

Perché? Perché non esiste una sola risposta.

Scegliamo con la testa, con la pancia, con il codice di comportamento (come qualcuno mi ha ricordato...)?

Ripenso al mio video di candidatura, oggi che sono esattamente a metà mandato, e...non lo cambierei di una virgola.

Vi ho chiesto di votarmi per "aprire la scatoletta di tonno", per occuparmi delle lobby, per capire come venivano prese quelle decisioni che a noi, comuni cittadini, sembrano assurde.

L'ho fatto: ho seguito tutto ciò che riguardava il lavoro dei lobbisti, il registro di trasparenza, il regolamento del parlamento, le influenze sul processo decisionale, i conflitti di interessi delle istituzioni, dei deputati, dei Paesi, le Grandi Coalizioni.

Sono stata seduta a tavoli dove il migliore mi ha guardato augurandomi...lasciamo perdere.

Come il M5S non esiste, attualmente, niente. Siamo stati boicottati sempre! Eravamo troppo post-ideologici, troppo ideologici, troppo ingenui, troppo inesperti, troppo europeisti, troppo anti-europeisti...troppo...

Li ho visti votare, li ho visti abbracciarsi e baciarsi, li ho visti parlottare come solo chi è intimo fa.

TUTTI coloro che siedono in quel parlamento sono politici di professione. Parliamo 2 lingue diverse, non traducibili.

 

Per approfondire.

 

Informazione e comunicazione nel mondo globale, post-verità: alcune riflessioni.

Il 2017 sarà un anno cruciale per l’informazione e la comunicazione. Viviamo ormai in un mondo globale dove non esistono più barriere abbattute da Internet e non solo, i cambiamenti tecnologici sono rapidissimi e la sovranità statale è ormai un concetto sempre più evanescente. Le global corporation della comunicazione (c.d. Over-the-Top – OTT) hanno ormai assunto poteri che sono di gran lunga superiori a quelli di singoli Stati nazione. Basti pensare al potere dei giganti americani quali Google o Facebook di fronte all’Italia, alla Germania o addirittura agli USA. A ciò si aggiunga che la realizzazione della globalizzazione si è accompagnata al consumismo più sfrenato. Il modello economico capitalistico postula infatti una crescita economica illimitata, basata sulla sovrapproduzione di beni e servizi che necessitano di un consumismo dilagante per essere smaltiti. Il consumismo è quindi diventato globale. Consumismo che riguarda tutti gli ambiti e le attività della vita umana, nessuna esclusa.

L’informazione e la comunicazione non ne sono pertanto immuni: essi rappresentano un bene/servizio da vendere pronto per essere consumato. L’atto consumistico è per definizione un atto individuale ed egoistico, che non consente di prendere in considerazione l’ambito collettivo e comune. Questo può portare a spiegare la spettacolarizzazione delle notizie, la scarsa qualità dei contenuti, la pochezza di analisi di molti sedicenti analisti e giornalisti, per non parlare poi delle cosiddette fake news e dell’assenza in molti casi di una salda etica nell’attività di comunicazione.

Quest’aspetto sembra essere particolarmente preoccupante se si pensa alla comunicazione politica per le ripercussioni che può provocare sulla vita democratica. La comunicazione politica sembra ormai essere diventata completamente amorale, tutta orientata a vendere un prodotto, molto spesso che nemmeno esiste, ad avidi cittadini/consumatori che vogliono ottenere soddisfazione immediata senza sforzo alcuno.

 

Tutto questo porta ad una deresponsabilizzazione dei cittadini, che venendo ad essere considerati come consumatori di un ulteriore prodotto, quello politico, sono manipolati e vengono tagliati fuori dal meccanismo democratico. Ecco allora che serve sempre con più urgenza recuperare l’aspetto etico della comunicazione. I cittadini poi devono essere considerati come tali e devono attivarsi non consumando più passivamente e acriticamente informazioni che gli vengono propinate, ma impegnandosi in prima persona alla formazione del bene comune informazione. Tutto ciò comporta che si dovrebbe puntare su massicce politiche educative: educazione civica, educazione ai diversi tipi di media ed al loro utilizzo, educazione all’esercizio dello spirito critico. Certo questo non avrebbe un ritorno elettoralistico immediato, ma effetti solo sul lungo periodo. Tuttavia, per chi si pone come forza di cambiamento culturale del Paese, ciò è un aspetto irrinunciabile. A livello europeo si è iniziato a fare qualcosa con il lancio di un progetto pilota chiamato “Alfabetizzazione mediatica per tutti”. Si tratta di un primo passo al quale devono seguirne altri in Europa ed in Italia.

 

Il fenomeno delle fake news infatti, che di nuovo ha solo il nome inglese, può sconfiggersi tramite il senso civico e l’educazione di chi naviga sul web. Prive di senso e assai pericolose sembrano infatti le proposte avanzate da alcuni di istituire fantomatiche autorità indipendenti (indipendenti poi da chi? – si noti, en passant, che la Costituzione italiana non prevede autorità di siffatta natura con un qualsivoglia simile potere. Come ci ha insegnato infatti Montesquieu nello stato di diritto i poteri dello Stato sono solo tre!) che dovrebbero fungere da censori di Internet. Un’aberrazione per la Rete, che per definizione è luogo nato libero e tale deve rimanere, nonché delle libertà individuali, a cominciare da quella di espressione. Senza considerare poi che tali argomentazioni scontano la presunzione logica di sottintendere che esista una ed una sola verità oggettiva, ignorando completamente che la realtà è multiforme, complessa ed altamente soggetta ad interpretazione. Un capolavoro della logica e della teoria giuridica davanti al quale non ci si può che inchinare!

 

Inoltre, si omette di portare a galla due ulteriori aspetti che sono di importanza cruciale. 

Da un lato, l’esistenza e la vigenza di una legislazione penale per coloro i quali commettono reati in rete, nonché di un apparato giurisdizionale preposto all’applicazione della stessa. Quindi anziché invocare l’istituzione di ulteriori organi dello Stato (con dispendio di risorse pubbliche), si potrebbe più semplicemente dotare la magistratura delle adeguate risorse (umane e finanziarie) necessarie per rendere i processi finalmente celeri. 

Dall’altro, ci si scorda che parte del problema sta a monte: come detto sopra le global corporation che controllano i social media sono troppo grandi. Questo è il vero nocciolo della questione: si dovrebbe pensare quindi a misure per ridimensionare questi giganti privati che ormai svolgono un ruolo pubblico. E’ come se per entrare in pubblica piazza e parlare si dovesse chiedere un permesso a (e sottostare ad un codice di autocondotta di) un privato. Detta così potrebbe sembrare una follia, ma ad un’analisi più attenta è esattamente quello che già accade quando si accede a Facebook

 

Al Parlamento europeo ci apprestiamo a discutere due importanti direttive quella dei Servizi dei Media Audiovisivi (meglio conosciuta come Direttiva AVMS) e quella sul Copyright. Questi due atti legislativi saranno cruciali per capire in quale direzione l’Unione europea andrà nei prossimi anni: se vivremo in un mondo che assomiglierà a quello descritto da Orwell in 1984 con un Ministero della Verità dominato da poche corporation oppure un mondo dove lnternet sarà libero e neutrale ed i cittadini potranno scambiarsi liberamente informazioni facendo rete, ciascuno contribuendo al bene comune.

Anche se i presagi non sembrano essere di buon auspicio, abbiamo il dovere di resistere, fare rete e presentare controproposte (cosa che abbiamo già fatto per la direttiva AVMSD). Perché è difficile vincere con chi non si arrende mai.

 

È FINITO IL 2016, L'ANNO DEL TRAMONTO DEI MEDIA TRADIZIONALI

 

Il 2016 passerà alla storia come l'anno del definitivo tramonto del potere di influenza di stampa e tv. È rivelatrice la gaffe dell'inviata Rai Giovanna #Botteri che, dopo la vittoria di Trump, si chiedeva quasi disperata: "che cosa succederà a noi giornalisti? Che cosa succederà alla stampa?". Nessuno dei principali 100 quotidiani americani ha fatto un endorsement a #Trump. Appoggiando Hillary Clinton i media americani hanno perso la faccia e anche la credibilità. Hanno raccontato un'#America che non esiste. Non hanno capito nulla!

In Italia i media tradizionali non se la passano meglio. Il referendum del 4 dicembre è stato la #Caporetto di editorialisti e parrucconi del giornalismo. Presagivano l'inferno e invece ha semplicemente trionfato la democrazia. L'affluenza al 69% ha mostrato al mondo chi comanda in Italia: i cittadini! Con i falsi scoop di Beatrice #DiMaio e la continua drammatizzazione delle vicende romane si è toccato il fondo e i dati lo dimostrano. L'ultimo rapporto Mediobanca sull'editoria è senza appello: il giro d'affari complessivo di #Mondadori, #Rcs, L'#Espresso, Il Sole 24 Ore, Monrif, #Caltagirone, Itedi, Cairo e Class Editori è passato da 5,7 a 3,9 miliardi. Il fatturato di questi imperi dei media è calato del 32,6% e 4.500 posti di lavoro sono andati persi. Meno credibilità equivale a meno copie vendute: la diffusione dei quotidiani è scesa del 34% negli ultimi 5 anni.

Fiumi di inchiostro diventano carta straccia mentre il mondo va avanti con i social media. Per difendersi da questa inevitabile estinzione, i media tradizionali si arroccano nella Celebrazione del Potere. I continui richiami dell'Agcom a #Rai, #Mediaset, #Sky e #La7 lo dimostrano. Ma oggi è impossibile competere con i nuovi media che sono più veloci, ironici e spesso completi. La politica dovrebbe occuparsi della necessità di #alfabetizzazione ai nuovi media, risolvere problemi come il cyberbullismo e sul riconoscimento su cosa sia davvero propaganda e cosa informazione.

Davanti a questi numeri si dovrebbe fare ammenda e autocritica e invece si assiste alla caccia alle streghe che oggi prende il nome di "fake news"? Il Parlamento europeo ha approvato una vergognosa risoluzione che organizza una propaganda europea con i soldi dei contribuenti. Quello che viene chiamato "sostegno alla stampa indipendente" è in realtà una ingerenza per censurare le notizie scomode.

 

Scriveva Indro #Montanelli nel 1989: "la deontologia professionale sta racchiusa in gran parte, se non per intero, in questa semplice parola: onestà. È una parola che non evita gli errori....Ma evita le distorsioni maliziose quando non addirittura malvagie, le furbe strumentalizzazioni, gli asservimenti e le discipline di fazione o di clan di partito". Parole profetiche che oggi sono le campane a morto della stampa e tv che finora abbiamo conosciuto. Non sentiremo la loro mancanza.

ELEZIONI SUBITO!

 

Il Paese reale e la nostra #Costituzione hanno sconfitto Renzi. E adesso non ci sono alternative: occorre sciogliere immediatamente le Camere ed indire nuove elezioni.

Non c'è alternativa in un caso così palese di contrasto tra paese "legale" e paese reale.

Un Parlamento che dopo essere stato dichiarato incostituzionale si pretendeva persino "costituente" e che è stato sonoramente smentito dal Popolo in una consultazione che, per entità di affluenza alle urne, ha testimoniato ampiamente tutto il suo valore politico.

Un caso da manuale, ce lo insegnano illustri costituzionalisti.

Al Presidente #Mattarella non rimane che l'unica soluzione contemplata dalla Costituzione che è stata confermata dagli Italiani a stragrande maggioranza di voti: scioglimento anticipato delle Camere e indizione di nuove elezioni. Subito.

#M5S #Europa #HaVintoLaDemocrazia #ElezioniSubito

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