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Un modello di governance efficiente del nostro patrimonio culturale è possibile

 

 

Antonio Leo Tarasco, alto dirigente del Mibact e docente di diritto amministrativo, nel suo ultimo libro “Il patrimonio culturale, modelli di gestione e finanza pubblica” fa un’analisi lucida e impietosa sulla gestione del nostro patrimonio.

Prima di qualsiasi proposta vanno analizzate le criticità e secondo Tarasco tra le cause principali della mala gestione c’è l’esiguità delle risorse economiche a disposizione,  un patrimonio immenso, un orientamento culturale incentrato sulla considerazione che il patrimonio culturale sia una fonte di spesa e non di entrata. Se ci aggiungiamo il problema dei siti chiusi e dalla scarsa affluenza, anche pari a zero dei siti aperti (nel 2016, nei 529 siti censiti, oltre la metà degli introiti costituisce il prodotto delle visite in nei soli Uffizi, Pompei e Colosseo), ci rendiamo conto della gravità della situazione.

Che fare se la coperta è troppo corta per sostenere un patrimonio così grande? Una soluzione è possibile: elaborare un modello di governance innovativo, cucito su misura per l’Italia considerandone le peculiarità. Inutile guardare all’estero perché nessuna situazione è paragonabile alla nostra e il nostro paese può a pieno diritto diventare un faro mondiale nella realizzazione di una politica di gestione moderna e efficiente. Imprescindibile la canalizzazione di capitale e risorse private nella realizzazione dell’equilibrio tra entrate e spese (fino a questo momento le sponsorizzazioni culturali si sono infatti rivelate un flop), un aumento dei servizi aggiuntivi dal momento che i ricavi generati oggi derivano ancora dagli introiti di biglietteria, in generale una politica di valorizzazione dell’intero patrimonio e non solo di quei pochi famosissimi siti.

L'obiettivo non è solo l'aumento dei turisti, l’obiettivo è la conservazione del nostro patrimonio, la sua fruibilità e il ritorno di ricchezza sul territorio. Tutto questo è possibile. 

Franceschini e il monopolio SIAE, una storia (d'amore) infinita

 

 

A marzo 2017, con un'interrogazione alla Commissione Europea, ho chiesto di fornirmi la lettera che l'esecutivo europeo avrebbe inviato all'Italia e contenente le osservazioni sulla bozza di decreto legislativo che recepiva la direttiva Barnier (Direttiva 2014/26/UE sulla gestione collettiva dei diritti d'autore e dei diritti connessi). Ovvero, quella direttiva con cui l'Unione Europea ha deciso di aprire il mercato e che di fatto porterebbe all'eliminazione del monopolio di SIAE. Oggi il dibattito si è riacceso grazie alle dichiarazioni del rapper Fedez che mette in evidenza un semplice dato di fatto: il monopolio SIAE esiste e persiste ed il mercato continua ad essere chiuso in barba alle regole europee.

La Commissione europea, dal canto suo, prima ha preso tempo e successivamente ha fornito la sua tardiva risposta nella quale conferma l'esistenza di tale lettera, inviata l'8 febbraio 2017. Tuttavia, il testo della missiva non è stato fornito, perché a detta della Commissione ci sarebbe ancora un'indagine in corso per capire se il recepimento della direttiva è avvenuto in modo corretto o no. Quindi il decreto legislativo 15 marzo 2017, n.35 con il quale è stata data attuazione alla Direttiva 2014/26/UE presenterebbe degli aspetti problematici. È allora lecito chiedersi quali siano tali aspetti problematici: magari si tratta proprio della mancata abolizione di questo assurdo monopolio.

 

Dalla direzione generale del dicastero di Franceschini - contattata da Eunews per sapere se effettivamente la Commissione abbia chiesto informazioni sul dossier, come di prassi quando si avviano indagini sul rispetto della normativa comunitaria - smentiscono però nel modo più assoluto l'esistenza di indagini in corso. Peccato che sia stata la stessa Commissione ad informarci di ciò, come dimostra la risposta all'interrogazione che potete scaricare qui. Per sgombrare il campo da ogni dubbio il ministro Franceschini farebbe bene a pubblicare la lettera, rendere pubblici i rilievi della Commissione europea e fornire delucidazioni in merito a questa indagine. Tutto ciò per evitare che si apra una procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia con effetti negativi per i cittadini.

Matera Capitale Europea della Cultura 2019 ma la Basilicata è bandierina nera dei consumi culturali

 

 

Meno visitatori nel musei, meno biglietti per concerti e spettacoli teatrali, meno spesa per il tempo libero. Leggendo i dati dell’Istat c’è poco da gioire per la Basilicata, regione della Capitale europea della Cultura del 2019. Matera è stata infatti ufficialmente designata Capitale della cultura insieme a Plovdivin Bulgaria, ed è questa una notizia più che positiva per la Basilicata, per la sua valorizzazione e per tutto l’indotto che si verrà a creare nel territorio. 

Alla meravigliosa città dei Sassi viene offerta un’opportunità straordinaria per dotarsi di un volto contemporaneo. Vien da chiedersi se lo farà veramente chi di competenza. Si prenderà coscienza del fatto che una capitale della cultura non può trovarsi nella situazione di avere l’unica biblioteca della città, la Biblioteca provinciale, l’Archivio di Stato a rischio chiusura, e, come se non bastasse, pure il teatro off-limits? 

C’è infine un altro dato interessante da considerare: i dati Istat sui consumi culturali della Basilicata sono i più bassi della penisola.  Da una parte c’è sicuramente la crisi ma prima di tutto c’è l’incapacità da parte delle istituzioni di valorizzare l’intero patrimonio storico e artistico di cui è ricco il nostro Paese, un patrimonio diffuso costituito non solo da quei grandi musei attrattori di turismo, unici soggetti a cui il MIBACT riserva le sue cure e attenzioni, ma di borghi storici, di archivi, piccoli musei locali che sono autentici scrigni di opere d’arte inestimabili ma troppo spesso abbandonati a se stessi e a rischio chiusura. Manca infatti una politica culturale che avvicini i cittadini. Manca una politica culturale ed è questa la principale causa del crollo dei consumi culturali. 

Voglio credere che grazie a questa importante possibilità Matera possa rappresentare veramente un Sud che non si arrende e investe sulla cultura, ci voglio sperare. 

 

SIAE, M5S: "FEDEZ HA RAGIONE, ANCHE COMMISSIONE EUROPEA INDAGA. FRANCESCHINI SPIEGHI"

 

 

Comunicato stampa

 

"Fedez ha ragione: il monopolio SIAE non è stato abolito, il recepimento della direttiva europea che permette agli autori di affidare la tutela dei propri diritti alla società che preferiscono è una farsa", così dichiara Isabella Adinolfi, eurodeputata M5S, titolare della commissione Cultura al Parlamento europeo.

"A marzo 2017 abbiamo chiesto alla Commissione europea spiegazioni sulla lettera inviata al governo italiano con le osservazioni sul recepimento della direttiva Barnier: ci hanno risposto confermando l'esistenza della lettera con i rilievi (inviata l'8 febbraio 2017) e rivelando che è ancora in corso un'indagine. Questo vuol dire solo una cosa: il decreto che ha dato attuazione alla direttiva presenta aspetti problematici. Forse anche a Bruxelles si sono accorti che il monopolio SIAE non è mai stato realmente abolito?", aggiunge Isabella Adinolfi.

 

"Invece di attaccare Fedez, Franceschini farebbe bene a pubblicare la lettera, rendere pubblici i rilievi della Commissione europea e fornire delucidazioni in merito a questa indagine. Tutto ciò per evitare che si apra una procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia con effetti negativi per i cittadini", conclude l'eurodeputata.

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