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Mentre cresce la protesta contro il diritto d’autore europeo, le proposte diventano ancora peggio

 

 

Traduzione libera di un articolo scritto il 01.06.2017 da Jeremy Malcolm, Senior Global Policy Analyst di EFF (Electronic Frontier Foundation)

 

Articolo originale

 

Questa settimana EFF ha partecipato insieme a Creative Commons, Wikimedia, Mozilla, EDRi, Open Rights Group e ad altre sessanta organizzazioni alla stesura di una lettera aperta destinata ai deputati al Parlamento europeo dove vengono espresse le nostre preoccupazioni circa due proposte chiave per la nuova direttiva europea sul diritto d'autore nel mercato unico digitale.

Si tratta della proposta sul "value gap", che prescrive alle piattaforme Internet di porre in essere dei filtri automatici per impedire agli utenti di caricare contenuti che violino il diritto d'autore (articolo 13) e di quella altrettanto infelice sulla "link tax" che darebbe agli editori il diritto a un indennizzo qualora si utilizzino frammenti di testo degli articoli di giornale [c.d. snippets] per creare un collegamento alla fonte originale (articolo 11).

La lettera congiunta si occupa di queste due proposte confusionarie, dichiarando:

“La disposizione sul cosiddetto "value gap" è destinata a ingenerare una tale incertezza giuridica che i servizi online non avranno altra scelta che monitorare, filtrare e bloccare le comunicazioni dei cittadini dell'UE, se vogliono avere la benché minima possibilità di rimanere in attività. ...

Sempre più voci hanno aderito alla protesta da parte degli accademici e di una varietà di parti interessate (tra cui alcuni editori) contro questa disposizione [sulla link tax]. Il Consiglio non può rimanere sordo a queste voci e deve impedire ogni creazione di diritti aggiuntivi come il diritto degli editori.”

La proposta di IMCO: un abbassamento degli standard in favore di una terribile politica sul diritto d’autore

Incredibilmente, da quando la lettera è stata redatta, le proposte sono persino peggiorate. Nel nostro ultimo post su questo tema, avevamo evidenziato alcuni degli atroci emendamenti al testo originale portati avanti dalla [commissione] CULT (Commissione per la cultura e l'istruzione) del Parlamento europeo, in particolare per dare agli autori e agli artisti un diritto irrinunciabile, sulla falsariga del diritto d’autore, a richiedere pagamenti aggiuntivi per l'utilizzo delle loro opere da parte di servizi di streaming online. Ma la commissione CULT non detiene il monopolio delle pessime idee sul diritto d'autore europeo.

Uno delle altre commissioni, la commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (IMCO), sta ultimando le proprie raccomandazioni per la modifica della direttiva sul [diritto d’autore nel] mercato unico digitale, in vista della votazione dell'8 giugno. Mercoledì, la deputata al Parlamento europeo Julia Reda ha lanciato l'allarme per una mossa scaltra da parte del relatore ombra del PPE in IMCO, il deputato Pascal Arimont, volta a proporre alla commissione di accettare un "compromesso" alternativo che, oltre a non essere in alcun modo un compromesso, spunta ogni casella della lista dei desideri [dell’industria] del diritto d’autore massimalista.

Per quanto riguarda l’obbligo dei filtri al caricamento [di contenuti], il "compromesso" ne estenderebbe la portata allo scopo di ricomprendere non solo gli host di contenuti [host providers], ma anche "qualsiasi servizio che faciliti la disponibilità di tali contenuti", apparentemente includendo [anche] i motori di ricerca e le directory di collegamento. Soltanto le piccole startup sarebbero esenti da questo requisito di filtraggio e solo per un periodo massimo di cinque anni.

Il safe harbor che protegge le piattaforme Internet dalla responsabilità [per violazione] del diritto d'autore per i contenuti degli utenti verrebbe abolito anche per qualsiasi piattaforma Internet che utilizzi un algoritmo per migliorare la presentazione di tali contenuti ed è difficile immaginare una qualsiasi piattaforma che non ne faccia uso. Per questo motivo, non è esagerato affermare che se questa disposizione diventasse legge, non sarebbe più sicuro in Europa gestire un sito web [con al suo interno] contenuti generati dagli utenti.

Come se questo non fosse già abbastanza drammatico, la proposta del relatore ombra sulla “link tax” si colloca totalmente sulla falsariga di quella impopolare della Commissione, estendendola ulteriormente in modo da ricomprendere tutti gli usi dei frammenti di articoli di giornale sia online che offline e aumentandone la durata fino a 50 anni anziché 20. Il nuovo diritto di monopolio verrebbe esteso anche alle riviste scientifiche e accademiche, permettendo loro di richiedere tariffe per l'utilizzo di estratti di articoli. Soltanto l'uso di parole singole e di semplici collegamenti ipertestuali sarebbe esenti dalla “link tax”, il che significa che basterebbero soltanto due parole citate da un articolo di giornale per attivare la responsabilità per il pagamento delle tariffe di diritto d'autore in favore degli editori.

Un divieto alla ricerca di immagini

Un'altra delle proposte insensate pubblicate questa settimana, questa volta non dal relatore ombra in IMCO, ma ancora una volta dalla commissione CULT, è quella di un emendamento volto a estendere la proposta sul "value gap" allo scopo di includere una nuova tassa sui motori di ricerca che indicizzano immagini, come fanno ad esempio Google e Bing. L'emendamento proposto recita:

“I servizi della società dell'informazione che riproducono o reindirizzano automaticamente quantità significative di opere d'arte visive allo scopo di indicizzare e referenziare concludono accordi di licenza con i titolari dei diritti per garantire la giusta remunerazione degli artisti visivi.”

Non è chiaro quanto sostegno possa ricevere questo particolare emendamento, ma qualora dovesse trovare spazio nella relazione finale della commissione CULT, possiamo ben prevedere che, proprio come Google News ha chiuso in Spagna dopo l'implementazione di una “link tax” per gli editori, allo stesso modo non bisognerà attendere molto per la chiusura dei servizi di ricerca di immagini. È difficile immaginare uno scenario peggiore sia per gli artisti che per gli utenti.

I legislatori europei devono porre un limite e smettere di dare ossigeno alle richieste più fantasiose dei titolari dei diritti d'autore. Se sei europeo o hai amici in Europa, puoi contribuire a inviare questo messaggio contattando i membri della commissione IMCO e della commissione CULT per esortarli a opporsi a tali proposte estremiste finalizzate a ottenere “rendite di posizione”.

La nuova proposta europea sul diritto d’autore fa presagire una catastrofe per la cultura libera

 

  

Traduzione libera di un articolo scritto il 15.5.2017 da Jeremy Malcolm, Senior Global Policy Analyst di EFF (Electronic Frontier Foundation). 

 

Articolo originale.

 

EFF è venuta a conoscenza di una nuova proposta di diritto europeo che prende di mira i servizi di streaming online, ma che colpirà seriamente i creatori e i loro fan. La proposta, che sostanzialmente vieterebbe ai servizi di streaming online di allocare opere soggette a licenze libere, potrebbe mettere fine a servizi come la piattaforma lussemburghese Jamendo che offre accesso gratuito alla musica online, e creare nuovi ostacoli all'offerta di opere soggette a licenze libere su altre piattaforme di streaming.

Tutto ciò fa parte della nuova proposta europea di direttiva sul [diritto d’autore nel] mercato unico digitale, che sta attualmente circolando tra le tre istituzioni europee (Commissione europea, Parlamento europeo e Consiglio dell'Unione europea) che dovranno raggiungere un accordo sul testo finale. Nell'ambito di questa procedura, diverse commissioni del Parlamento europeo stanno presentando emendamenti al testo originario della Commissione. Abbiamo precedentemente lanciato l'allarme circa altri aspetti di questa direttiva, tra cui la sua scellerata “link tax” e i suoi tentativi di prevedere un meccanismo di filtro per il caricamento [delle opere], entrambi attualmente oggetto di negoziati in vista di un compromesso.

Ma quest’ultima proposta di emendamento, proveniente dall’area socialdemocratica, verrebbe incorporata in un'altra sezione della direttiva, che mira a garantire un'equa remunerazione agli autori per l'utilizzo delle loro opere, un obiettivo chiaramente supportato anche da EFF. La commissione parlamentare competente per il merito è la commissione giuridica (JURI), ma altre commissioni stanno preparando pareri alla proposta e possono anch’esse presentare i propri emendamenti. Questa proposta è giunta dalla commissione per la cultura e l'istruzione (CULT). Sebbene il testo della proposta non sia disponibile online, in quanto attualmente soggetto a negoziazioni a porte chiuse tra il relatore e i relatori ombra della commissione CULT, EFF ne ha ottenuto una copia, che recita:

1. Gli Stati membri provvedono affinché, quando gli autori e gli artisti trasferiscono o attribuiscono il diritto di mettere a disposizione del pubblico le loro opere o altro materiale per servizi a richiesta online, essi conservano il diritto di ottenere una giusta remunerazione derivata dallo sfruttamento diretto delle loro opere presenti nel catalogo di tali servizi.
2. L’autore o l’artista non può rinunciare al diritto di ottenere una giusta remunerazione per la messa a disposizione della sua opera come descritto al paragrafo 1.

In sintesi, viene imposta una tassa sulle opere soggette a diritto d’autore messe a disposizione sui servizi di streaming online, da versare alle società di gestione collettiva che gestiscono il diritto d'autore per conto di autori e artisti (anche se la tassa stessa è separata dai diritti economici del titolare del diritto d'autore). La tassa non può essere rinunciata dagli stessi autori o artisti, il che significa che anche qualora [questi ultimi] volessero rendere disponibili gratuitamente le loro opere per lo streaming online, la legge ne legherebbe le mani e glielo proibirebbe. Il sito streaming sarebbe comunque obbligato a mettere da parte i soldi per la "giusta remunerazione" degli autori e degli artisti, che questi lo vogliano oppure no. 

La proposta sembra ricalcare un simile emendamento presentato in Cile lo scorso anno e che purtroppo è stato approvato poco dopo un nostro articolo al riguardo, senza alcun dibattito significativo. Non è insolito che disposizioni come questa saltino fuori in Europa o in America dopo essere state adottate da un paese più piccolo. L'agenda massimalista delle industrie discografiche ha portata globale e per loro è spesso vantaggioso stabilire un precedente in un altro luogo nel mondo dove le resistenze alle loro proposte potrebbero essere più deboli, prima di presentarlo verso economie più sviluppate.

Questo emendamento eliminerebbe uno dei pochi vantaggi che gli artisti minori e indipendenti ancora godono nella promozione del proprio lavoro online, ossia la possibilità di metterlo a disposizione gratuitamente. Per alcuni di questi artisti, la disponibilità online gratuita della loro opera permette di creare una base di fan per sostenere futuri accordi di licenze, tour, concerti e vendite di merchandising. Altri possono invece rendere disponibile gratuitamente, in tutto o in parte, la loro opera per ragioni non commerciali, come ad esempio per comunicare un messaggio o semplicemente come gesto d'amore per la loro arte. Certamente non tutti gli artisti lo fanno. Ma almeno la legge attuale offre loro la possibilità di scegliere. Possono concedere in licenza la loro opera a piattaforme di streaming dietro compenso, oppure metterla a disposizione di tali piattaforme gratuitamente. Ma se questo emendamento venisse approvato, questa scelta verrà loro preclusa.

Chi ci perde con questa proposta sono quattro soggetti. Forse i più grandi perdenti sono gli artisti stessi, che si troveranno a fronteggiare nuove barriere tra la loro arte e i loro fan e collaboratori. Anche i servizi di streaming ci perderanno, in quanto dovranno affrontare spese più elevate e non saranno più in grado di esercitare [la propria attività] in modo non commerciale, anche qualora disponessero solo di contenuti soggetti a licenze libere. I fan, ovviamente, soffriranno una ridotta disponibilità di musica gratuita e video online. E anche l'industria del diritto d’autore soffrirà, poiché i maggiori costi dei servizi di streaming legale spingeranno gli artisti e i fan a ritornare a utilizzare piattaforme di condivisione di file P2P, dove vengono scambiate anche opere protette dal diritto d’autore.

Dato che questa proposta gode del sostegno della maggioranza dei gruppi politici europei, se nulla cambia è molto probabile che verrà approvata. [..] Non abbiamo tempo da perdere e dobbiamo suonare l'allarme su quanto questo emendamento sia sbagliato e distruttivo. Un elenco dei deputati CULT che stanno discutendo la proposta può essere trovato qui, completo degli indirizzi di posta elettronica e social media. I sostenitori europei dell'EFF sono invitati a inviare ai loro rappresentanti un semplice messaggio: respingere ogni emendamento alla direttiva sul [diritto d’autore nel] mercato unico digitale che creerebbe un nuovo diritto irrinunciabile a una giusta remunerazione verso le piattaforme di streaming online. Il futuro della cultura libera in Europa dipende da questo.

Ecco i numeri del programma Erasmus+

 

Sono 9 milioni i giovani che, in trent’anni, hanno partecipato all’Erasmus+, il programma dedicato agli scambi culturali e formativi per le giovani (e adulte) generazioni europee. Oggi ricorrono i primi 30 anni del programma che, dal 2014, è dotato di nuove azioni e fondi pari a 14,7 miliardi di euro.

Nel 1987, l’Erasmus era stato pensato per dare nuovi slanci di crescita alle future classi dirigenti europee, oggi è diventato un metodo per combattere la dilagante disoccupazione giovanile del vecchio continente. Con i suoi 6 settori di riferimento ovvero scuola, istruzione superiore, educazione degli adulti, istruzione e formazione professionale, giovani dai 13 ai 30 anni e sport, è impossibile non pensare di rientrare in quella che oramai è nota come Generazione Erasmus+.

In molti degli incontri che settimanalmente sto promuovendo nella mia circoscrizione, ho la possibilità di conoscere tanti ragazzi. Sono davvero tanti quelli che vogliono approfittare. In 30 anni di storia, il programma Erasmus plus ha consentito la mobilità a 1'300'000 di studenti per la formazione professionale e 1'400'000 scambi tra giovani studenti. Ha coinvolto 4'400'000 di studenti universitari, 1'800'000 educatori e docenti, 100mila volontari europei ed altrettanti studenti e docenti ad Erasmus Mundus. Dal 1987, anno di lancio dell’Erasmus, ad oggi, si è passati da 3000 a 347'100 studenti in viaggio in Europa, in particolare, per attività accademica.

Azioni e progetti che hanno coinvolto, tra il 2014 ed il 2015 (dati Commissione Europea), 31mila italiani ovvero oltre 291mila europei. In media, il 61% degli studenti che hanno partecipato all’Erasmus sono donne di 24 anni. L’Erasmus+ è diventato così un programma naturalmente destinato a tutti, alcuna barriera. Basta solo la reale volontà di uscire di casa per vivere l’Europa in tutte le sue culture e bellezze. 

Nel biennio 2014/15, sono arrivati in Italia, 21’564 studenti Erasmus per la maggior parte spagnoli (6'994), francesi (2’276), tedeschi (2194) e polacchi (1'574). Ad ospitarli, i tanti Atenei italiani.

In particolare, nello stesso periodo, nell’Italia meridionale, si sono fatte apprezzare, in termini di accoglienza, l’Università degli Studi di Napoli Federico II (309 studenti), l'Università degli studi di Salerno (233), l’Università degli Studi di Foggia (205), Università della Calabria (151), la Seconda Università degli studi di Napoli (139) e l’Università del Salento (138).

E’ stupendo poter crescere non avendo confini, i numeri di Erasmus+ rendono merito alla forza delle convinzioni degli europei. L’Erasmus plus, in 5 lustri, è diventato un’opportunità di formazione culturale, professionale e sportiva senza pari nel mondo. Basti pensare che, dal 2014 ad oggi, ha portato in 33 Paesi europei oltre 2 milioni di persone. Ben venga questa Europa costruita per gli europei.

 

 

IL GRAVISSIMO CASO DEL MUSEO CAMPANO DI CAPUA E IL PATRIMONIO CULTURALE SENZA VOCE

 

Nella politica italiana, si sa, nulla si crea e nulla si distrugge, come le ex Province. Sono state abolite, sì, ma hanno cambiato solo nome e si è votato per il rinnovo degli enti, un paradosso tutto italiano. In assenza di un sistema vero e proprio di riorganizzazione vige l’incertezza generale, pensiamo per esempio alla situazione dei musei e delle biblioteche ex provinciali: alle Province sono state sottratte le competenze in campo culturale e trasferite alle Regioni e alle Città metropolitane. In molti casi le Regioni hanno pensato bene di rispedire al mittente onori e oneri dichiarandosi non in grado di occuparsi di biblioteche e musei ex provinciali.

 

Emblematico il caso del Museo Campano di Capua. Stiamo parlando di un museo che custodisce dei reperti unici al mondo: duecento sculture rappresentanti la Mater Matuta, divinità italica legata al culto indigeno preromano della fertilità e della nascita provenienti dall’antica Capua, e che ospita il più grande lapidarium (insieme di epigrafi, steli e lapidi su pietra di epoca sostanzialmente romana)dell’Italia meridionale. Un museo tutt’altro che minore per l’importanza e l’unicità dei reperti! Perché rischia la chiusura? Il museo ex provinciale è ora della Regione, che di fatto non se ne sta occupando con il risultato che questa importante istituzione si è ritrovata quasi del tutto priva di risorse in grado di farla funzionare e con il personale ridotto all’osso. Non possiamo permettere che un esempio così eclatante della ricchezza del nostro patrimonio diffuso possa chiudere, né che le sue collezioni, storicamente legate al territorio, possano essere divise in diversi musei della Campania e dell'Italia! Né possiamo pensare, nonostante il lodevole impegno civile dei cittadini, che a garantirne l’apertura e le attività siano i volontari! Il Museo Campano non dev’essere solo un custode di oggetti antichi, ma un servizio al territorio, uno spazio vitale da far vivere prima di tutto ai cittadini! La Regione Campania, ma anche il Mibact e il suo ministro, non possono pensare che queste splendide realtà non esistano! In Italia abbiamo un patrimonio culturale che non ha voce, vengono valorizzarti soltanto i cinque, i sei grandi siti dell’Italia e degli altri non sappiamo nulla. Il nostro è un patrimonio fatto di tanti piccoli angoli ciascuno dei quali potrebbe essere raccontato dai tanti operatori dei beni culturali, angoli che, solo se una politica veramente lungimirante vuole, possono generare lavoro e ricchezza nel territorio e per il territorio.

 

 

Ecco le foto che ho fatto durante la visita al Museo.

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