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Cacciamo gli impresentabili dal Parlamento Europeo

"Il conflitto di interesse non è un male solo italiano. In Europa c'è ancora chi riesce ad indignarsi davanti a chi, anziché agire nell'esclusivo interesse dei cittadini, è attratto dalle sirene delle lobby e di interessi specifici.
Alcune regole contenute nel codice di condotta dei deputati europei (che giuridicamente prende la forma di un allegato al regolamento parlamentare), esistono ma non sono mai state applicate in maniera efficace e proficua.
Secondo le regole vigenti, un conflitto di interesse, potenziale o effettivo, non è vietato, ma deve solo essere dichiarato dal deputato in maniera rapida e trasparente. Ampia discrezionalità viene poi lasciata al Presidente del Parlamento europeo, che tuttavia non è mai intervenuto. Una delle ragioni consiste nel fatto che a coadiuvarlo esiste un comitato consultivo sulla condotta dei deputati composto però da altri deputati, che dunque non si fanno mai la guerra fra loro, anche quando i casi di "servilismo" verso le lobby sono acclarati o evidenti.
All'interno della Commissione Affari Costituzionali del Parlamento europeo è stato recentemente istituito un gruppo di lavoro per la modifica del regolamento parlamentare (formalmente, il codice di condotta è infatti un allegato al regolamento parlamentare) e il problema dei conflitti di interesse verrà discusso e sollevato dalla portavoce del Movimento 5 Stelle Europa Isabella Adinolfi che ne fa parte. Durante la prima riunione, alla ripresa dei lavori parlamentari, verranno presentate precise proposte di modifica del codice di condotta.
Il Parlamento europeo non può tollerare che al suo interno siedano membri che agiscono a difesa di interessi che sono opposti a quelli dei cittadini. Ciò passa anche e soprattutto per l'adozione di regole stringenti che riducano al minimo gli spazi di discrezionalità concessi dal regolamento attuale.
Gli unici datori di lavoro dei politici sono i cittadini. È il caso di ricordalo a tutti.

ECCO LA LISTA DEGLI IMPRESENTABILI. BUONA LETTURA:
Dariusz Rosati
Guy Verhofstadt
Birgit Collin-Langen
Michal Boni

Renato Soru"

www.beppegrillo.it

Nomine vertici RAI e Internet Bill of rights

Come da tradizione anche questa volta i vertici della RAI sono stati nominati secondo la logica della lottizzazione, applicando quello che è stato definito il manuale Cencelli 2.0. L'accordo tra PD e Forza Italia è stato raggiunto senza problemi e mentre ci avevano detto che il patto del Nazareno non esisteva più, magicamente sembra ricomparire quando si parla di televisione: chissà perché?!

Ovviamente il tutto è accaduto molto in fretta e mentre gli italiani sono in vacanza al mare: Renzi, giovane vecchio, ha proprio imparato bene ed il Partito Democristiano avanza sempre più. Di nominare gente competente, indipendente e distante dai partiti non se ne parla proprio. Il premier che twittava di voler cacciare la politica dalle aziende pubbliche e avanzava mirabolanti progetti di legge sulla modifica della governance RAI si è però servito della legge Gasparri, che a parole tutti criticano e di cui però nei fatti tutti si servono.

In realtà non serve cambiare la legge per nominare gente capace, competente ed indipendente (e non spin doctor e gente transitata alla Leopolda). La dimostrazione è Carlo Freccero, nome avanzato dal MoVimento e la cui competenza ed indipendenza è riconosciuta da tutti.

Certo sarebbe stato bello avere più tempo, raccogliere diversi curricula e sottoporli al parere dei cittadini in maniera aperta e trasparenza, ma ovviamente lor signori di questo hanno paura. Per il tramite del ministro Padoan il governo ha infatti fatto sapere che il tempo era scaduto e bisognava agire subito applicando la legge Gasparri (tanto criticata e vituperata da Renzi & co.).

Sono dei buffoni, gettano fumo negli occhi dei cittadini italiani e continuano imperterriti a perseguire i loro biechi interessi di parte. La RAI è un bene pubblico e pertanto appartiene a tutti i cittadini che sono gli unici datori di lavoro e ai quali bisogna quindi rendere conto.

Io mi batterò in Europa affinché il servizio pubblico sia degno di questo nome e quando ci sarà la revisione della direttiva dei servizi dei media audiovisivi, mi impegnerò affinché vengano fissati principi minimi per evitare che si compiano ulteriori scempi della TV pubblica come quelli a cui abbiamo tristemente assistito in tutti questi anni.

 

C'è un altro aspetto che credo sia utile menzionare in quanto positivo. Il 28 luglio la Commissione di studio sui diritti e i doveri relativi ad Internet ha approvato la Dichiarazione dei diritti di internet. Si tratta di un testo unico che rappresenta uno spunto da cogliere e può fungere da stimolo per rilanciare l'azione in Europa. Personalmente mi impegnerò in questo senso.

TTIP E DIRITTI DIGITALI

European Digital Rights "EDRi" è una rete di 33 organizzazioni che si occupano di diritti civili e diritti umani, attiva in 19 paesi europei. L'obiettivo principale è quello di promuovere, proteggere e sostenere i diritti sopracitati e le libertà fondamentali nell'ecosistema digitale. Questo documento riguardante il #TTIP analizza aspetti che spesso passano in secondo piano, ma non per questo meno importanti.

TTIP E DIRITTI DIGITALI

#SiamoDentro

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