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Trattato di Marrakech: l’Italia sia d’esempio per gli altri Paesi europei

 

I diritti delle persone non vedenti e ipovedenti non possono aspettare. 

 

Il 13 settembre 2017 sono stati finalmente firmati la nuova direttiva ed il nuovo regolamento con cui si modifica l’ordinamento giuridico europeo in vista della ratifica del Trattato di Marrakech. Come noto, questo Trattato (ufficialmente intitolato: “Trattato per facilitare l'accesso ai testi pubblicati alle persone cieche, con incapacità visive o altre difficoltà ad accedere al testo stampato”), è stato concluso nel 2013 e firmato dall’Unione europea solo nel 2014. Si tratta di un grande passo avanti nel riconoscimento e nell’implementazione dei diritti umani delle persone non vedenti o affette da difficoltà visive.

Due, a questo proposito, sono gli obiettivi principali che si vogliono raggiungere: il primo è quello di garantire che gli Stati contraenti stabiliscano un’eccezione e/o limitazione al diritto d’autore a favore dei non vedenti, ipovedenti o persone con difficoltà visive. In altre parole, si vogliono eliminare tutti i possibili ostacoli e/o barriere che si trovano a dover fronteggiare le persone non vedenti o con disabilità visive nel reperire opere in formato accessibile (audiolibri, braille, etc..). L’altro obiettivo riguarda, invece, la possibilità di consentire alla parti contraenti, a determinate condizioni, di importare ed esportare opere in formato accessibile, facilitando così gli scambi transfrontalieri di opere in formato accessibile. 

Come accennato, l’Unione europea ha firmato il Trattato solo il 30 aprile 2014, ma tuttavia non lo ha ancora ratificato. La Commissione europea aveva presentato una proposta di decisione di conclusione del Trattato, che però non è mai stata adottata dal Consiglio dell’Ue a causa di alcune remore dello stesso. In particolare, alcuni Stati membri, tra cui l’Italia, la Germania ed il Regno Unito, si sono opposti alla ratifica adducendo quale motivazione l’assenza di una competenza esclusiva, per la conclusione di un tale Trattato, da parte dell’Unione europea. 

A settembre 2016 la Commissione europea, per superare l’impasse in Consiglio, ha presentato due proposte, una di direttiva e una di regolamento, volte a modificare l’ordinamento giuridico europeo in vista della possibile ratifica del Trattato. Il 14 febbraio 2017 la Corte di Giustizia ha reso un parere (n. 3/15) nel quale ha spazzato via ogni incertezza giuridica in merito alla ratifica del Trattato di Marrakech, affermando che: “siccome la conclusione del trattato di Marrakech può incidere sulla direttiva in materia di diritto d’autore o modificarne la portata, la Corte conclude che l’Unione dispone di una competenza esclusiva e che il trattato può essere concluso dall’Unione da sola, senza la partecipazione degli Stati membri”. A seguito di tale parere, a luglio 2017, il Parlamento europeo (6 luglio 2017) ed il Consiglio (17 luglio 2017) hanno approvato la direttiva ed il regolamento, che sono successivamente stati firmati e pubblicati nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea (20 settembre 2017).

Nello specifico, la direttiva mira all’eliminazione delle barriere per la libera circolazione e la riproduzione di opere in formato accessibile, prevedendo l’introduzione di un’eccezione obbligatoria al diritto d’autore per la riproduzione di opere in formato accessibile (eccezione all’attuale Direttiva InfoSoc 2011/29/EC); mentre il regolamento ha come scopo quello di rendere il più agile e semplice possibile lo scambio di queste opere tra Stati membri e Paesi terzi, favorendo quindi gli scambi transfrontalieri di opere accessibili.

La palla è quindi passata nel campo degli Stati membri. La direttiva, all’articolo 11, stabilisce che il suo recepimento debba avvenire entro l’11 ottobre 2018 (si legge: “Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro l'11 ottobre 2018”).

Trattandosi di diritti di persone affette da patologie visive anche gravi, credo che il Governo ed il Parlamento debbano procedere al più presto al recepimento della direttiva stessa, senza aspettare la scadenza ultima né l’approvazione della legge di delegazione europea! I cambiamenti legislativi richiesti infatti sono minimali e di certo non richiedono un anno (come anche riconosciuto dalla Commissione durante i triloghi). Si deve agire prima che scada la legislatura. L’attuale Parlamento, almeno su questa questione, dimostri un poco di serietà e non rinvii tutto come sempre. Si tratta di una questione di civiltà. Inoltre, il Governo italiano dovrebbe spingere in seno al Consiglio affinché la ratifica del Trattato da parte dell’Unione europea avvenga il prima possibile. I diritti delle persone meno fortunate non possono essere subordinate ai giochi politici. Il capo del Governo ed il ministro competente si facciano carico di questa situazione e per una volta dimostrino a fatti la presenza dello Stato accanto a chi ha più bisogno!  

Il ruolo centrale dell’Italia in una nuova dimensione del viaggio tra cultura e natura

 

Entra in crisi l’idea del turismo diventato settore industriale fondato su economie di scala e consumi di massa. 
La novità è costituita dal fatto che sempre di più sono gli individui ad organizzare da soli il proprio viaggio, rivolgendosi direttamente ai fornitori locali di ospitalità. 
Potrebbe essere questa l’occasione che l’Italia aspetta da tempo per riprendersi la leadership nel settore turistico? Visitatori e territori per interi decenni hanno subito le scelte di chi confezionava il “pacchetto completo” in cui il turista veniva controllato in ogni suo minimo spostamento: pochi luoghi da visitare in poco tempo. 
Il declino dell’Italia su questo fronte è dipeso da questo, il Paese con il maggior numero di siti #Unesco non ha mai pensato di doversi preoccupare di una dimensione artigianale quale elemento distintivo e importante valore aggiunto. Per l’Italia non subire più le scelte degli operatori che portano visitatori stremati a visitare grandi città d’arte e i soliti attrattori turistici in poche ore è fondamentale. 
Il turista va riportato in un’altra dimensione del viaggio, fatta di monumenti storici e artistici, maggiori e minori, ma anche naturali come la Costiera #amalfitana o gli altri splendidi paesaggi del nostro àPaese. Solo grazie alla cultura e alla natura l’Italia recupererà il proprio ruolo centrale nel settore turistico, ma è necessaria una strategia in cui si deve ridefinire il ruolo dello Stato, delle amministrazioni, in un programma di governo veramente lungimirante.

Tajani ha risposto: il Bassorilievo è salvo

 

Oggi voglio parlarvi di una storia sconosciuta al grande pubblico: quella di due artisti, gli scultori Nerone Ceccarelli e Gianni Patuzzi, conosciuti come Gruppo NP2, che hanno decorato l’emiciclo del primo Parlamento Europeo in Lussemburgo. I due artisti hanno percorso insieme un periodo della loro vita artistica all’insegna di un’arte pubblica (per saperne di più: https://goo.gl/C2NohE). Nello storico emiciclo hanno lasciato un'opera astratta incisa su zinco, di alto valore artistico e storico, che nel 1972 risultava essere la più grande incisione al mondo con i suoi 150 mq. Quest’opera è oggi a rischio perché le autorità lussemburghesi hanno deciso di demolire l’edificio che la ospita senza palesare le intenzioni circa la sua destinazione. Ho quindi deciso di portare la questione all’attenzione del Presidente del Parlamento. Ieri ho ricevuto la risposta del Presidente con l’assicurazione che verranno prese tutte le misure necessarie per la sua conservazione e collocazione in un luogo appropriato. 

 

In un momento in cui l’Italia ha raggiunto il punto più basso della storia della tutela dei nostri beni culturali e paesaggio e in cui rischia di perdere metà del proprio patrimonio del Novecento a causa dell’approvazione della libera circolazione dei beni culturali che rende immediatamente esportabili all’estero i Fontana, Giò Ponti, Carrà, Sironi, sapere che un’opera d’arte importante per la nostra storia verrà tutelata è decisamente una buona notizia. Un esempio per l’Italia nella considerazione del “valore” di un’opera legato alla sua importanza culturale e di testimonianza artistica e storica, come nel caso del bassorilievo del Gruppo NP2, indipendentemente dal fattore venale. I beni culturali non sono merci, i governanti dovrebbero sempre tenerlo a mente.

#SiamoDentro

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